Come il Mobile First Index impatta su SEO e Posizionamento del sito

Per Mobile First Index si intende l’indicizzazione di un sito web a partire dai dispositivi mobili (smartphone e tablet).

Da qualche anno infatti Google ha cambiato prospettiva sull’indicizzazione considerando il mobile come device predefinito per la classificazione dei siti web e ha confermato di passare all’indicizzazione Mobile First per tutti i siti web entro la fine di marzo 2021


Vediamo dunque come il Mobile First Index può influenzare la SEO (Ottimizzazione per i Motori di Ricerca) e il posizionamento del sito.

 

Come preparare il sito al Mobile First Index

Con un post sul blog ufficiale, Google offre alcuni consigli per preparare un sito web all’Indicizzazione Mobile First:

  • Assicurati che Googlebot possa vedere i contenuti del sito: utilizza il meta tag robots sia nella versione desktop che nella versione mobile, controlla la velocità di caricamento dei contenuti e assicurati di non impedire la scansione di elementi importanti a una corretta classificazione.
  • Accertati che i contenuti siano gli stessi sia su desktop che su mobile: solo i contenuti mostrati nella versione mobile verranno utilizzati per l’indicizzazione e il posizionamento in Ricerca, pertanto assicurati che la versione desktop abbia gli stessi contenuti di quella mobile. Nel caso in cui quest’ultima avesse meno contenuti, il sito potrebbe perdere traffico perché Google non sarebbe in grado di ottenere informazioni complete.
  • Controlla immagini e video: segui le best practice per le immagini e i video anche per la versione mobile. In particolare non utilizzare immagini troppo piccole o a bassa risoluzione, usa e ottimizza gli attributi alt per le immagini e cerca di conservare gli stessi URL. Per i video invece usa i giusti dati strutturati. Inserisci questi elementi multimediali in una posizione centrale e facile da visualizzare all’interno della pagina.

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7 modi in cui il Mobile First Index influenza SEO e posizionamento

1️⃣   Le query di ricerca stanno cambiando

Su mobile le query di ricerca sono diverse da quelle su desktop.

Ci sono Long-Tail keywords, cioè parole chiave composte da 2 o più termini, le query informative, conversazionali (sotto forma di domande o in generale vicine al linguaggio parlato), locali, legate a una precisa azione (acquisto, iscrizione) e altre.

La ricerca conversazionale è diventata una ricerca personale nella misura in cui spesso da mobile gli utenti utilizzano pronomi personali per formulare le query

ricerche personali google

Fonte Think with Google

Negli ultimi anni da mobile sono aumentate del 60% le query che includono “per me” e dell’80% quelle che includono “devo/dovrei” e riguardano tematiche legate alla risoluzione di un problema, a come fare le cose e alle attività nei dintorni.

Un altro studio di Think with Google rileva che sono aumentate anche le ricerche da mobile con parole chiave che includono i termini “ho bisogno” e “posso”.

Queste tendenze di ricerca mostrano quanto sia importante adattare i contenuti a quello che le persone stanno cercando, o meglio a come si esprimono per cercarlo. A ogni tipo di query potrebbe essere associata una pagina con contenuti mirati all’intento di ricerca (Search Intent) dell’utente.

Quanto devono essere lunghi i contenuti su mobile?

È arrivato il momento di superare la questione lunghezza dei testi, perché è ovvio che gli utenti non amano leggere soprattutto da mobile.

Bisogna pensare che gli utenti che navigano dai dispositivi mobili potrebbero preferire pagine che rispondono in modo esaustivo a query specifiche.

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2️⃣   Bisogna soddisfare la maggior parte degli utenti

Se osservi le SERP (Search Engine Results Page) vedrai che ci sono diversi tipi di siti: alcuni potrebbero essere siti di recensioni, altri siti informativi, altri di e-commerce e così via.

Queste differenze indicano che Google ordini le SERP in base all’intento di ricerca più popolare.

Per questo quando vuoi rispondere a una query mediante una pagina del tuo sito, dai prima un’occhiata alle SERP e fatti guidare da queste.

 

3️⃣    Il tempo influenza le ricerche

In una pubblicazione di Think with Google su come le persone utilizzano i propri dispositivi durante l’arco della giornata è emerso che il tempo influenza le intenzioni di ricerca.

In particolare, l’ora del giorno e il dispositivo su cui viene effettuata una ricerca fanno comprendere meglio le necessità degli utenti in termini di velocità, accessibilità e fruibilità delle informazioni.

momenti di ricerca desktop e mobile

È interessante notare come il desktop sia utilizzato durante gli orari lavorativi e il mobile riprende nel tardo pomeriggio quando le persone potrebbero essere in movimento e poi aumenta in serata.

Dunque a seconda dell’ora del giorno si utilizzeranno device specifici e si avranno intenti di ricerca specifici.

 

4️⃣   Il concetto di rilevanza assume nuovo significato

L’intento di ricerca degli utenti è in costante evoluzione e Google è continuamente a lavoro per comprenderlo al meglio e fornire i migliori risultati possibili in ordine di rilevanza rispetto alla query inserita.

Alcuni Core Update degli algoritmi riguardano infatti proprio le modifiche al modo in cui Google comprende ciò che soddisfa gli utenti. Questo ovviamente impatta la SERP (Search Engine Results Page) e il posizionamento dei siti.

Un altro modo di interpretare le abitudini di ricerca da parte di Google è la comprensione dei dati demografici di chi utilizza un particolare dispositivo. La fascia d’età potrebbe influenzare chi sta ponendo una particolare domanda su un determinato dispositivo.

Non preoccuparti più di tanto di utilizzare i sinonimi in una pagina web se questa non risolve i problemi degli utenti: questa non è rilevanza. Spesso questo fattore riguarda la risoluzione di problemi in determinate ore del giorno per dispositivi e gruppi d’età specifici.

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5️⃣   Una nuova User Experience

Per soddisfare gli intenti dell’utente e la generale User Experience con i contenuti del sito bisognerà porsi nuove domande:

  • L’utente richiede una risposta più rapida o una risposta più esaustiva?
  • La pagina web rende difficile trovare la risposta?
  • La pagina consente il confronto tra diversi prodotti/soluzioni?

Le risposte a queste domande andranno declinate per i vari dispositivi.

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6️⃣   Bisogna accertarsi che gli utenti capiscano i tuoi contenuti

Google può sapere se gli utenti comprendono i tuoi contenuti mediante i click e i tempi di visualizzazione.

Con dati sufficienti Google può prevedere cosa un utente potrebbe trovare utile: questo è il Machine Learning dei suoi algoritmi. Se un contenuto è difficile da leggere potrebbe influire sul ranking del sito.

Se un argomento è complesso e una risposta complessa è in grado di risolvere il problema, questa potrebbe essere il risultato migliore.

In generale, cerca di fare in modo che i tuoi contenuti possano essere apprezzati dalla più ampia varietà di persone, a prescindere dai dispositivi mobili.

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7️⃣   Google non è cambiato

La volontà di Google di mostrare agli utenti ciò che corrisponde alle loro esigenze di ricerca è rimasta coerente negli anni. Ciò che è cambiato sono i vari fattori che incidono su queste scelte e il progresso dell’innovazione tecnologica.

Il Mobile First Index altro non è che una risposta logica al cambiamento degli utenti nei confronti dei motori di ricerca e della tecnologia.

Quindi bisogna pensare a questo indice non come una risposta a ciò che Google vuole, ma come una risposta alle esigenze dell’utente in continua evoluzione.

Fonte: Search Engine Journal

 

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Valentina Iannaco

Mi occupo di Comunicazione Digitale dal 2005. Sono una Blogger e Web Copywriter competente in ambito SEO e mi sono laureata in Comunicazione Digitale e Lingua Inglese con tesi su Web Usability e Web Copywriting. Appassionata di scrittura e delle evoluzioni/rivoluzioni di Google

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Mobile First Index: come influenza SEO e Posizionamento

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